Smeraldi a colazione – Le mie sette vite di Marta Marzotto

6487851_1707637

Autobiografia di Marta Marzotto, che si racconta come una mondina sposata per amore ad un industriale ricchissimo di cui passa il resto della vita a spendere i soldi, godendone e facendone godere chiunque accanto a lei in un turbine di pragmatismo proletario e generosità.

Ama moltissimo, vive moltissimo, viaggia moltissimo. Insomma, esattamente la vita che uno si immagina vorrebbe fare e lei ha fatto.

Non mancano i dolori anche grandi, i lutti, gli abbandoni, le perdite. Ma nemmeno le amicizie, l’amore, i figli, il mondo intero ai suoi piedi. Domina su tutto il romanzo l’amore intenso burrascoso e totale col pittore Renato Guttuso, che attraversa tutta una vita e lascia l’impressione nitida che sia proseguito anche oltre.

Lettura scorrevole e piacevole, anche se la penna non è quella dei grandi narratori e pesa un po’ troppo la scelta editoriale: la sensazione è che sia un libro tratto da una serie di chiacchierate dove chi ricorda e si racconta a chi poi trascrive (Laura Laurenzi) torna più volte sulle stesse cose, restituendo sì in modo meno filtrato la vita narrata, ma soffrendo delle inevitabili ripetizioni e sovrapposizioni. L’esperimento, non insolito per le autobiografie, è riuscito molto meglio ad esempio nello straordinario Open di Andre Agassi.

Merita comunque tre stelle abbondanti su quattro.

Lo potete acquistare qui.

Annunci

Gita al faro di Virginia Woolf

2294002_1436080

Lo avevo già letto anni e anni fa senza capirci molto. L’ho riletto e l’ho trovato di una bellezza malinconica e piena, tersa e umida come una mattinata inglese.

Sembra di leggere la trama con in testa un sacco di iuta: come se ti giungessero solo le voci e non potessi guardare direttamente ciò che accade se non attraverso la trama del sacco, e dominassero i paesaggi interiori, i pensieri, le riflessioni.

Non è un caso che due volte su due abbia sbagliato a scrivere il titolo in un freudiano “Gita al fato”.

Quattro palle e mezzo su cinque.

Lo potete acquistare qui.

Il principe delle maree di Pat Conroy

image_book

Mi è piaciuto un sacco, ho pianto tanto.

Visto il film, ho voluto leggere il libro che come sempre in questi casi è un po’ diverso, molto più ampio e complesso, però il film resta molto bello, per me. Ben recitato, divertente e anche terribile.

Polpettone romanticoso e intorcinato come piacciono a me, cinque palle su cinque (ma non leggetelo, non vi piacerà).

Se volete proprio darmi ragione ( darmi della testa di cazzo) lo potete acquistare qui.

L’arte della gioia di Goliarda Sapienza

41kgqferafl-_sx324_bo1204203200_

Ho iniziato a leggerlo in digitale e arrivata a metà mi sono accorta che non ero riuscita a capire nulla della trama. In questi casi secondo me le persone normalmente mollano il libro lì e passano ad altro. Io però sono zuccona quindi, avendo scoperto durante il trasloco di averne una copia cartacea regalata da una persona molto picci (ciao Madamina) e dal suo gatto (ciao Mostro!) l’ho ricominiciato.

Oh, non solo ho capito di cosa si parlasse, ma l’ho trovato un libro splendido. Non perfetto, di certo molto lungo (e non mi uccidano gli estimatori, ma credo potesse essere ampiamente tagliabile) e forse in alcune parti un po’ smarrito, ma sicuramente una delle trame più potenti in cui mi sia imbattuta da molto. E di certo una delle migliori protagoniste femminili di sempre.

Un libro di cui sbaglio costantemente il titolo (che trasformo in l’età della gioia, forse in una crasi infelice con L’età dell’innocenza, altro splendido romanzo) e che nel mio cuore chiamo semplicemente “Modesta”.

Quattro palle su cinque.

Lo potete acquistare qui.

Appunti per un naufragio di Davide Enia

7756-3

Sarebbe stata la lettura dell’estate da consigliare a tutti, ma la recensione è arrivata “tardi”, se mai può arrivare tardi un consiglio valido sempre e per sempre. E arriva a ridosso dell’annuncio che “Appunti per un naufragio” è tra i vincitori del Premio Anima per il sociale 2017.

Enia (già autore dell’amatissimo Così in terra) ha uno stile unico, una capacità non comune di vedere e farti vedere il mondo “in mezzo agli altri” e non “dall’alto”. E di portarti lì dove le cose succedono perché tu possa vederle e poi sentirle dentro. Senza pretese ti spiegarti nulla, perché a volte puoi chiederti cosa ci sia dietro a ciò che accade e non capirlo, ma se certe cose nemmeno hai l’occasione di vederle, allora è come se non esistessero e fossero sommerse. Per sempre.

Ecco: è per questo che dopo averlo finito (a volte anche prima, molto prima di voltare l’ultima pagina) già dici a tutti “Leggilo, leggilo. Fatti un regalo. Leggilo, è un libro prezioso, è un libro necessario”. Quelle espressioni trite e vuote che ti ritrovi ad usare senza volere, perché sì, perché si ha bisogno in questi tempi bui di qualcuno che porti alla luce, in superficie, e allo scoperto qualcosa che, altrimenti, resterebbe nelle profondità del mare. Nelle profondità del *male*. Anche se succede soltanto ad un passo da te.

“Assistere, anche da lontano, all’approdo è stato interessante… no, “interessante” è limitativo. È stata un’esperienza potente, vissuta però dall’esterno, dal di qua, ero fisicamente lontano dal molo”.

Siamo tutti lontani, molto lontani dal molo ed è facile non assistere mai all’approdo. Siamo tutti al caldo, e all’asciutto, e al sicuro. Lo siamo perché abbiamo avuto l’immenso culo di nascere qui e non altrove. Di nascere adesso e non prima. Adesso, e – chi lo sa? –  non dopo. Come possiamo sapere infatti cosa ci attende? Come possiamo capire davvero cosa accade altrove? Come possiamo essere certi che non sarà mai più e che noi non saremo mai altrove?

Mettere un piede su quel molo, anche restando al caldo e all’asciutto e al sicuro nelle nostre case – attraverso poche pagine di lettura – è qualcosa che dobbiamo a chi è venuto prima di noi, a chi verrà dopo di noi, a chi cammina su questo mondo adesso, come noi, ma arriva da un altrove di cui non sappiamo nulla ed è così inaudito da rendergli preferibile lo sfidare le profondità del mare su poco più di un guscio di noce.

Mettere un piede solo su quel molo, intuire il dolore, la paura, la morte (che non lo sai, e lo neghi finché puoi, ma ti riguardano perché sono oggi, sono qui, sono nostre) è un invito a condividere un barlume di quella disperazione. Perché farlo? perché credo che a chi beneficia di posizioni di privilegio faccia bene capire che avrebbe sempre potuto essere l’altro.

Il naufragio di cui ho letto è stato il mio naufragio. Ne sono uscita stremata, col cuore pesante e senza fiato. E grata, infinitamente grata.

Cinque palle, santo cielo. Cinque palle più che meritate. Da leggere assolutamente.

Lo potete acquistare qui

Armi, acciaio e malattie: Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni di Jared Diamond

9788806183547_0_0_309_75

Saggio un po’ datato (la prima edizione è del 1997 quindi nonostante almeno una revisione successiva è possibile che le indagini archeologiche e biologiche su cui fonda le proprie analisi e conclusioni siano state poi superate o integrate da indagini successive) che tenta una ricognizione di tutta la storia dell’evoluzione dell’uomo alla ricerca della risposta ad una domanda molto semplice: il fatto che siano state le popolazioni “europee” a prevalere negli scontri tra etnie e culture diverse lungo i secoli (vedi Americhe, Africa, Australia tra tutti) è dovuto ad un loro intrinseco vantaggio qualitativo o alla compresenza di fattori ambientali, naturali o comunque esterni alle popolazioni stesse?

In altre parole, gli spagnoli erano migliori degli Inca o gli è andata bene che avessero già avuto il vaiolo da piccoli?

Di base un libro interessante e a tratti scorrevole. A tratti no. Ho preferito il bellissimo Una storia commestibile dell’umanità, però comunque interessante.

Tre palle e mezza su cinque.

Lo potete acquistare qui.

La corimante di Marcella Cioni

1755-3Ho preso questo libro per caso, in una tornata di acquisti compulsivi online. Non me ne aveva parlato nessuno, non ne sapevo nulla. E ho trovato un tesoro.

Un libro di una bellezza di altri tempi, non solo perché la storia traccia la vita di una giovanissima donna, Ione, negli anni che precedono la seconda guerra mondiale, ma soprattutto per lo stile di scrittura: bellissimo, curato, strutturato senza essere arzigogolato o pesante o faticoso.

Ione dalla natia Toscana eredita vocaboli, costruzioni lessicali e una istintiva dedizione alla parola, che raffina e approfondisce attraverso gli insegnamenti, le letture e le conversazioni col tutore a cui viene affidata, professore erudito, letterato e studioso che la conduce con sé in Sicilia perché assista la figlia autistica. Ma mantiene un legame istintivo e ancestrale con il destino – ereditato per linea materna – di una vita avvolta nella magia di campagna, quella delle donne che preparano decotti con le erbe, che praticano aborti clandestini e accompagnano i malati alla morte (qualcosa di simile a quanto narrato nel bellissimo Accabadora di Michela Murgia), figura che qui viene chiamata “corimante”.

Un libro che ti costringe ad amare questa ragazzina nata fosca e selvatica come la Maremma da cui proviene, ma abbagliata e disvelata dalla luce improvvisa e impietosa di quella struttura sociale così ostentatamente pubblica di una Sicilia dura e divisa tra proprietari terrieri e contadini, avvolta nelle nebbie del fascismo e di un destino oscuro che incombe.

Cinque palle su cinque anche se non è un libro che consiglierei a chiunque.

Lo potete acquistare qui.