Una vita come tante di Hanya Yanagihara

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Madonna quanto mi è piaciuto. Non so dire se sia *bello* (probabilmente è in lunghe parti imperfetto) ma mi è piaciuto. Mi è piaciuto. L’ho amato anche se è terribile e dolorosissimo.

I protagonisti vi entreranno nel cuore: Malcolm lo renderà più dolce, JB gli darà qualche scossa ogni tanto per darvi una svegliata, Willem se ne prenderà cura e Jude ve lo spaccherà in due.

Poche volte ho visto mille pagine di romanzo scorrermi sotto agli occhi così in fretta e con così tanta urgenza di sapere cosa accadrà, dopo. E arrivati in fondo lo saprete. Saprete tutto.

Una delle cose migliori lette quest’anno: cinque palle su cinque.

Lo potete acquistare qui.

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Il vizio di parlare a me stessa di Goliarda Sapienza

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Della stessa autrice di L’arte della gioia l’ho letto perché dietro al romanzo si intuisce furiosa l’autrice e volevo per così dire andare alla fonte.

Si tratta di appunti nati per esigenza intima e personalissima: quel dialogo interiore tipico di quasi tutti, che però per lei doveva passare attraverso la scrittura.

Si tratta più di narrazione di se stessi che di testimonianza o diario. Ne emerge il ritratto di una donna particolare, complessa, piena di dubbi e di invincibile vitalità nonostante tutto, tutti. Una donna in continua rielaborazione di se stessa, del proprio passato, incerta sul futuro: peccando certo di presunzione potrei dire di essermici vista riflessa, o forse solo ho letto una versione migliore di me che ho ammirato. Bello – anche se un po’ datato – lo spaccato sulla società degli anni settanta, così legata a situazioni (il comunismo, la borghesia), che oggi sembrano lontanissime nel tempo e nello spazio.

Anche qui non è tutto rose e fiori e ci sono pezzi che “dicono” meno, ma nel complesso tra le tre e le quattro palle su cinque.

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Un solo paradiso di Giorgio Fontana

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L’ho trovato bellissimo e terribile.

Per il modo così naturale (così familiare) con cui il protagonista si perde. Un passo alla volta, un giorno per volta, un millimetro per volta. Quel meccanismo che fa inceppare l’esistenza dietro a qualcosa che – lo sai, e non puoi non sentirti in colpa per questo – non è nemmeno tanto importante e allora perché satura ogni tuo momento, ogni tuo respiro?

Libro non privo di qualche sbavatura (i primi  due romanzi di Giorgio Fontana sono migliori, su questo non c’è dubbio) ma a me ha spaccato il cuore a metà e ho passato lunghe ore di angoscia intima e personalissima prima di riprendermi.

Probabilmente alla stragrande maggioranza dei lettori, meno toccati a livello personale, sembrerà un romanzo come tanti, ma a me è piaciuto molto.

Quattro palle su cinque.

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Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway

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Uno dei grandi classici della letteratura mondiale.

Perché leggerlo? Perché serve, ogni tanto, ricordare a se stessi che anche se un sogno svanisce, finché è stato, per tutto il tempo in cui lo abbiamo vissuto con braccia, testa e cuore messi giù al 100%, e se c’è qualcuno ad aspettarci a casa, che si prenderà cura di noi anche quando torneremo sconfitti, allora ne sarà valsa la pena.

Don’t give up.

Quattro palle su cinque.

Lo potete acquistare qui.

Tutti i racconti, le poesie e «Gordon Pym» di Edgar Allan Poe

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Poe è un genio. Ha scritto cose di una unicità e di una bellezza assolute e cristalline, e poi ha scritto cose di una pallosità indicibile. Racconti, poesie, saggi, persino un piccolo romanzo, qui raccolti integralmente.

Questo compendio Newton Compton della serie I Mammut (che hanno tutti immancabilmente copertine meravigliose con queste caricature esilaranti) è stato lunghissimo da finire (992 pagine) e a tratti sofferto, perché mentre i racconti del terrore hanno lo stesso immutabile fascino della prima volta che li lessi in una notte buia e tempestosa della mia adolescenza, durante un temporale estivo di quelli così improvvisi e violenti da sembrare vivi, moltissima altra produzione forse sconta il tempo, forse pure lui era meno convinto nello scriverli o aveva dei conti da pagare o non so: so che mi son rotta parecchio le scatole e ho avuto la sensazione di essere spesso sommersa dal tedio con vivifiche boccate d’aria quando trovavo i pezzi più belli. Chiedo ufficialmente scusa a Leonardo detto Il Maestro: spero tu possa perdonarmi per questo.

Facendo media, nel complesso tre palle su cinque.

Potete acquistare qui la versione digitale e qui la versione cartacea.

Smeraldi a colazione – Le mie sette vite di Marta Marzotto

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Autobiografia di Marta Marzotto, che si racconta come una mondina sposata per amore ad un industriale ricchissimo di cui passa il resto della vita a spendere i soldi, godendone e facendone godere chiunque accanto a lei in un turbine di pragmatismo proletario e generosità.

Ama moltissimo, vive moltissimo, viaggia moltissimo. Insomma, esattamente la vita che uno si immagina vorrebbe fare e lei ha fatto.

Non mancano i dolori anche grandi, i lutti, gli abbandoni, le perdite. Ma nemmeno le amicizie, l’amore, i figli, il mondo intero ai suoi piedi. Domina su tutto il romanzo l’amore intenso burrascoso e totale col pittore Renato Guttuso, che attraversa tutta una vita e lascia l’impressione nitida che sia proseguito anche oltre.

Lettura scorrevole e piacevole, anche se la penna non è quella dei grandi narratori e pesa un po’ troppo la scelta editoriale: la sensazione è che sia un libro tratto da una serie di chiacchierate dove chi ricorda e si racconta a chi poi trascrive (Laura Laurenzi) torna più volte sulle stesse cose, restituendo sì in modo meno filtrato la vita narrata, ma soffrendo delle inevitabili ripetizioni e sovrapposizioni. L’esperimento, non insolito per le autobiografie, è riuscito molto meglio ad esempio nello straordinario Open di Andre Agassi.

Merita comunque tre stelle abbondanti su quattro.

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Gita al faro di Virginia Woolf

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Lo avevo già letto anni e anni fa senza capirci molto. L’ho riletto e l’ho trovato di una bellezza malinconica e piena, tersa e umida come una mattinata inglese.

Sembra di leggere la trama con in testa un sacco di iuta: come se ti giungessero solo le voci e non potessi guardare direttamente ciò che accade se non attraverso la trama del sacco, e dominassero i paesaggi interiori, i pensieri, le riflessioni.

Non è un caso che due volte su due abbia sbagliato a scrivere il titolo in un freudiano “Gita al fato”.

Quattro palle e mezzo su cinque.

Lo potete acquistare qui.